un bisogno reale, un vuoto nel sistema
Per troppo tempo, le persone con disabilità intellettivo-relazionali sono state escluse o relegate ai margini della vita sportiva e sociale. Quando presenti, spesso lo sono state all’interno di percorsi separati, assistenziali o pensati più per “includere” che per riconoscere valore, competenze e talento.
Nel sistema sportivo tradizionale, lo sport è stato a lungo uno strumento di distinzione: categorie rigide, etichette, accessi limitati, scarsa continuità progettuale e poca attenzione agli aspetti educativi, relazionali e sociali. Le famiglie si sono trovate spesso sole, senza riferimenti strutturati, mentre molte persone con disabilità intellettive e relazionali non hanno avuto la possibilità di vivere lo sport come diritto, opportunità e spazio di crescita.
Questo scenario ha reso evidente un vuoto: mancava un modello sportivo capace di superare le categorie e mettere davvero al centro la persona, non la condizione.

